Una delle cose che maggiormente mi hanno colpito del Metodo P.I.T.™è la tecnica Trazione Elastica™, una tecnica che ha contribuito al grande successo del suo metodo (che è stato adottato da diverse palestre del nord Italia) messa a punto da Fabrizio Pederzoli e che fino ad oggi era nota solo agli amici che seguono i suoi corsi invernali in palestra.
Ho avuto modo di parlare con diversi ragazzi che appunto partecipano ai corsi di Pit e tutti mi hanno parlato di questa "misteriosa" tecnica degli elastici come di un qualcosa di davvero efficace, che "quando li togli ti sembra di volare".
Sono giornate particolari queste anche per noi ciclisti. Le ultime cose da fare al lavoro, i regali, preparativi per le feste, le recite dei figli. Resta davvero poco tempo per l’amata bici, senza contare il freddo e la pioggia che imperversa in gran parte del paese.
Ho solo tre di raccomandazioni da fare a me stesso e a voi:
A una settimana dal lancio di TurboRulli, sto ricevendo molte email entusiaste dagli amici che lo hanno provato e questo mi ripaga alla grande del tanto tempo libero dedicato alla realizzazione di questo prodotto.
Per chi non lo avesse ancora visto, vi ripropongo il trailer del video allenamento, vi consiglio di alzare il volume delle casse del pc!
Siamo entrati nella settimana del mondiale di Melbourne.
Il mondiale è una corsa speciale. Ho vissuto da spettatore i due eventi di Verona e devo dire che l’emozione che si respira in quella corsa non ha paragoni.
Ci si gioca tutto in un'unica gara. Uno scatto, una curva, uno strappo, una volata possono fare entrare un corridore nella storia del ciclismo e regalare un immensa gioia ad un intera nazione.
Mi dispiace solo che ci sia poco, pochissimo interesse da parte dei mass media.
Lo so che sfondo una porta aperta con voi, ma vi voglio raccontare di quando, nel 2008 all’indomani della grande vittoria di Ballan al mondiale di Varese, mi reco in edicola a comprare “La Gazzetta dello Sport”.
Entusiasta prendo la mia copia convinto di trovare la simpatica faccia di Ballan a tutta pagina e invece in copertina mi ritrovo i dentoni di Ronaldinho (per carità altrettanto simpatico) e in alto a destra un piccolo, timido articolo sul mondiale di ciclismo.
Volevo farmi restituire l’euro dall’edicolante, ma non mi sembrava corretto nei suoi confronti.
Non voglio accendere una discussione vecchia quanto questo sport, mi rendo conto che le logiche di mercato regnino su tutto e quindi si scrive e si parla di ciò che fa vendere di più (calcio).
Viviamo in questo sistema chiamato mercato, che ci piaccia o meno, ed è inutile fare i romantici, ma penso che almeno per l’unico impegno mondiale dell’anno, noi appassionati (e non siamo pochi) meriteremmo un po’ di spazio in più.
Mandato giù l’ennesimo boccone, pensiamo ad assaporare al massimo questo esaltante avvenimento, tifando per gli azzurri, di tutte le categorie, senza naturalmente dimenticare le nostre splendide atlete donne!
Certo il fuso orario non ci sarà di aiuto, per fortuna Rai Sport offre una copertura di tutto rispetto, (tanto di cappello in questo caso) anche con differite in orari più “umani”.
Ecco il programma:
MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE
Raisport 2: ore 2.00/6.05 Mondiali Ciclismo da Melbourne diretta Crono Uomini Under 23; ore 7.00/8.50 Crono Donne Elite
Raisport 1: ore 14.45 differita Mondiali Ciclismo Melbourne
Raisport 2: ore 5.00 diretta Mondiali Ciclismo Prova in linea Uomini Under 23 Raisport 1: ore 14.45 differita Mondiali Ciclismo Melbourne
SABATO 2 OTTOBRE
Raisport 2 e Raitre: ore 5.00/9.30 diretta Mondiali Ciclismo Prova in linea Donne Elite Raisport 1: ore 12.00 differita Mondiali Ciclismo Melbourne
DOMENICA 3 OTTOBRE
Raisport 2: ore 1.00/8.10 diretta Mondiali Ciclismo Prova in linea Uomini Elite Raisport 1: ore 10.00 differita Mondiali Ciclismo Melbourne
Ora il dilemma per la gara dei pro: levataccia per la diretta o differita? Beh la diretta è sempre la diretta…
Per entrare in clima mondiale vi regalo questo video in presa diretta di tutto il circuito del mondiale, potete anche mettervi con i rulli davanti al computer e farlo assieme al mio amico australiano Wade di www.cyclingtipsblog.com che ha girato questo splendido video con la videocamera sul casco.
Anche quest’anno il grande spettacolo della Gran Boucle è andato in scena .
Mi sono reso conto di non aver mai scritto un post su questa edizione del Tdf e allora eccomi a rimediare subito.
Come al solito lascio le notizie, le cronache e i risultati ai molti siti/blog specializzati che fanno benissimo questo mestiere.
A me piace andare a scovare dei piccoli particolari, qualche dettaglio che magari possa tornare utile a noi “uomini e donne di strada”.
Questo Tour ci ha offerto molti spunti su cui discutere: dal salto di catena di Schleck, alla frequenza di pedalata di Contador, dalla posizione in bici di Cancellara, al riscaldamente di Schleck prima della cronometro pedalando con una gamba sola…
Prometto di trattare questi temi nei prossimi post, ma oggi ho voglia di dare spazio alle emozioni, quelle emozioni che solo noi ricercatori della sofferenza, appassionati della fatica e del sudore, di traguardi piccoli o grandi, possiamo capire fino in fondo.
E poi ci chiedono perché ci piace tanto andare in bici.
Questo video riassume in pochi minuti tutta l’emozione della corsa più affascinante del mondo.
Non badate ai dialoghi in inglese se non lo capite, badate ai brividi lungo la schiena.
Nell’ultimo post abbiamo parlato dei diversi stili di pedalata e dell’importanza di ottenere una pedalata che sfrutti nel modo più efficiente possibile, il lavoro dei muscoli durante tutti i 360 gradi del colpo di pedale.
Un altro fattore fondamentale e strettamente collegato con la pedalata rotonda, è la frequenza o cadenza di pedalata.
Cos’è la frequenza di pedalata
Come tutti sanno, la frequenza di pedalata indica il numero di rivoluzioni complete che un piede (una gamba) compie in un minuto espresso in RPM (rivoluzioni per minuto).
Per misurare la propria frequenza di pedalata, la maggior parte dei ciclocomputer moderni sono dotati di sensore conta-pedalate, ma in assenza di questo, si può ricorrere al vecchio metodo di contare quanti giri un piede fa in un minuto consultando un cronometro.
Pedalata dura contro pedalata agile
Nell’ultimo decennio, il ciclismo professionistico ha dimostrato che la pedalata agile è la scelta migliore. Provate a pensare ad una salita come se fosse un peso caricato sulle vostre gambe. Il peso di questa salita è spezzettato in tanti piccole parti, quante sono le pedalate che andrete a compiere, di conseguenza maggiore è la frequenza e minore è lo stress a cui i muscoli e le giunture saranno sottoposti.
Uno dei "pionieri" di questa filosofia è stato Lance Armstrong, ricordate la tappa dell' Alpe d' Huez del Tour 2001 in cui macina a 90 RPM e lascia incollato all’asfalto un potentissimo ma poco efficace Ullrich?
Rinfreschiamoci la memoria con questo video in cui vi invito proprio a fare caso alla differenza di agilità di pedalata tra Lance e il Kaiser.
(Lo so che Armstrong non piace a tutti, non potrebbe essere diversamente, ma non si può non dargli atto che nel bene o nel male ha scritto regole nuove nel ciclismo moderno.)
La frequenza di pedalata ideale.
Ogni persona ha una conformazione fisica diversa, di conseguenza ognuno ha un suo naturale ritmo che potrà essere modificato solo in parte. Questo ritmo naturale è determinato dalla prevalenza di fibre muscolari lente o veloci che ognuno ha di natura. In breve le fibre lente sono quelle che permettono sforzi prolungati ma di bassa intensità, mentre le fibre brevi sono quelle che permettono scatti brevi ma molto potenti.
Per fare un esempio, un pistard potrà avere un rapporto di 80% fibre veloci e 20% fibre lente, mentre un passista-scalatore avrà un rapporto inverso.
Un ciclista con predominanza di fibre muscolari veloci, sarà naturalmente più predisposto a pedalare agilmente perché i suoi muscoli prediligono la velocità di contrazione.
Fatta questa premessa, la frequenza di pedalata ottimale dovrebbe essere compresa tra 90 e 110 RPM in pianura, mentre in salita dovrebbe essere comunque non inferiore a 80 RPM ma naturalmente questo dato varia molto non solo in funzione della persona ma anche della pendenza della salita che si affronta.
Trovare il proprio ritmo
Credo che, al di là delle indicazioni, ognuno debba trovare il proprio naturale ritmo, ricercando la frequenza che gli permetta al tempo stesso di mantenere una andatura sostenuta e prolungata nel tempo.
Proviamo a fare un test
Tempo fa ho trovato su internet questo test, che ho sperimentato personalmente con risultati positivi. Serve per comparare la qualità della prestazione compiendo uno stesso percorso con frequenze di pedalata diverse.
Ecco come procedere:
1 – Individuate un salita non troppo lunga e con pendenze medie.
2 – Dopo un adeguato riscaldamento fate la salita con un rapporto che vi permetta una frequenza massima di 60 RPM.
3 – Controllate con il cardio la frequeza cardiaca durante la salita e cronometrate il tempo impiegato.
4 – Recuperate le forze, fate la discesa e quando vi sentiti pronti ripetete la salita stavolta con una frequenza di pedalata di 90 RPM (se riuscite provate anche 100). Non badate alla velocità ma cercate di mantenere la stessa frequenza cardiaca della precedente ascesa. Registrate il tempo impiegato
5 – Comparate ora i due tempi, dovreste notare che il secondo tempo è sensibilmente inferiore al primo a parità di frequenza cardiaca (e quindi di sforzo) ed inoltre lo sforzo percepito sarà (la fatica) sarà minore.
Se avete un potenziometro il test sarà ancora più preciso, ma il risultato sarà lo stesso.
So che questo è un argomento con tante scuole di pensiero diverse,il mio consiglio comunque è di ricercare il proprio ritmo cercando però di imparare a pedalare per quanto possibile in agilità, ne vale la pena.
Come tutte le cose nel ciclismo, serve motivazione, tanto allenamento e le giuste tecniche.
Attendo i vostri commenti in merito e per chi ha voglia di fare il test sarebbe bello condividere il vostro risultato.
Ad andare in bicicletta si impara da piccoli e non si dimentica più.
I nostri genitori quando ci hanno insegnato a fare le prime pedalate e a mantenere l’equilibrio senza rotelle, di sicuro non si sono preoccupati di insegnarci la tecnica corretta di pedalata.
Crescendo siamo diventati dei “veri” ciclisti, abbiamo bici costose e superleggere, scarpe e pedali tecnologici, facciamo magari migliaia di chilometri all’anno ma in molti casi pedaliamo ancora con la stessa tecnica di quando abbiamo imparato, tanti anni fa.
Il fatto è che spesso nel ciclismo amatoriale, si da molta importanza alla preparazione atletica (soprattutto a fare tanta strada) e si tende a sottovalutare l’importanza della tecnica.
Questo è un grosso errore, perché la tecnica con cui pedaliamo influisce direttamente sulla quantità di potenza che riusciamo a trasferire dalle nostre gambe alla bicicletta.
In questo video (ci metto anche la faccia), vediamo 5 diversi stili di pedalata, dalla poco efficiente pedalata a stantuffo, fino al colpo di pedale perfetto.
Che margini di miglioramento pensi di avere a parità di allenamento, imparando a pedalare in modo più efficiente?
Spazio aperto ai vostri amatissimi commenti!
P.S. Se vuoi approfondire questo argomento trovi maggiori informazioni nella pagina di presentazione del video-corso Turbo-Pedalata, e nella pagina di presentazione dell’ebook “Tecniche Vincenti Ciclismo” (il video corso in questo caso è in omaggio!)
Ok lo devo fare. Mio malgrado,devo parlare della questione “bici truccate” e relativo “caso Cancellara”.
Ho evitato la questione per molti giorni, ero troppo confuso, troppo spaesato e in parte spaventato da questa nuova ombra che incombe nel nostro amato e flagellato sport.
Ma ora sento il dovere di farlo, non fosse altro per completezza di informazione nei vostri confronti dopo l’articolo che ho scritto tempo fa sulla fantastica prestazione di Cancellara al Fiandre.
Le mie idee sono ancora piuttosto confuse, le notizie che in questi ultimi giorni si diffondono su internet e in alcuni quotidiani, dicono tutto e il contrario di tutto.
Ringrazio anzitutto Lukee che per primo mi ha segnalato il video in questione, per chi non lo avesse ancora visto eccolo qua:
Cosa ne penso ?
Se guardiamo l’episodio da un punto di vista razionale, ci sono alcuni indizi che onestamente fanno pensare che ci sia del vero, a partire dalle dichiarazioni di Davide Cassani (di solito sempre molto abbottonato nelle esternazioni) che si dice certo che alcuni corridori professionisti hanno in passato utilizzato biciclette elaborate.
Tralascio poi le discussioni tecniche che si stanno svolgendo da giorni nei vari forum di ciclismo, circa la possibilità di creare una batteria di dimensioni così ridotte in grado di durare a lungo e sprigionare una potenza così elevata.
Il cuore e la passione per il ciclismo invece, mi dicono che si tratta di una bufala, una caccia alle streghe un po’ forzata anche dal modo in cui il video è stato montato.
Il cuore mi dice che un corridore stimato da tutto l’ambiente per le sue doti personali prima ancora che per le sue grandi capacità fisiche, non può ricorrere ad un trucchetto di così bassa levatura.
Qualcuno mi ha chiesto: è peggio del doping?
Se proprio devo scegliere la peggiore tra le due piaghe, direi che questo è peggio, perché stravolge completamente il senso del ciclismo.
Quindi non ci posso e non ci voglio credere.
Forse,anzi sicuramente qualche furbetto ci avrà pensato, qualcuno ci avrà anche provato, ma secondo voi è possibile che, se il gruppo sapeva (pare di si) dell’esistenza di questi motorini, nessuno abbia mai sollevato almeno un dubbio?
E poi, tornando a Cancellara, ha utilizzato il motorino anche al Tour 2007, alla Sanremo e alle Olimpiadi 2008 e al mondiale 2009? Ricordate i numeri incredibili che ha fatto? E la lista potrebbe continuare…
I campioni esistono e Cancellara è un grande campione. Punto. Questa è la mia personale, forse poco obiettiva, opinione.
In attesa dei riscontri delle indagini aperte dall’ UCI, voi che idea vi siete fatti? Pensate che ci sai del vero o che sia tutta una bufala? Ed è corretto secondo voi infangare il nome di un professionista senza lo stralcio di una prova?
P.S. Esiste un modo legale e naturale per “mettere il turbo” alla tua bicicletta, non servono motori né batterie, bastano impegno, costanza e le tecniche giuste. Le puoi trovare nel video corso “Turbo Pedalata”.
Sabato e Domenica il mio amore per questo sport, se possibile, è diventato ancora più grande.
Ero sulle rampe del Monte Grappa, sabato, ho visto a pochi centimetri dal mio naso, un grande ritrovato Ivan Basso e una grande promessa per il futuro in Vincenzo Nibali.
Soprattutto ho visto migliaia di appassionati, come me, come noi, migliaia di pazzi a macinare chilometri di salita, a prendere pioggia e freddo.
Il ciclismo siamo noi, non dimentichiamolo mai.
Domenica poi, sullo Zoncolan, l'apoteosi, aspettavo questo momento da 4 anni.
Ivan è tornato là dove deve stare: in vetta al ciclismo mondiale.
Vorrei tornare più avanti a parlare di questa tappa analizzando dal punto di vista tecnico la pedalata di Basso, ma ora è ancora il momento delle emozioni.
Se la salita è il terreno più affascinante per la maggior parte dei ciclisti, la discesa è senza dubbio la parte più divertente e adrenalinica.
Avete visto lo scivolone di Nibali nella tappa di Montalcino? E come Cunego nella discesa prima dell’arrivo ha dato 20 metri a tutti (Evans compreso)?
Prendendo spunto dalla caduta del bravo e sfortunato corridore siciliano, e dal numero di Cunego, analizziamo la discesa dal punto di vista di chi, come noi , le discese le deve fare con le strade aperte al traffico e senza balle di fieno o materassi nelle curve (ammenochè non si partecipi ad una granfondo).
Il presupposto fondamentale da cui partire è la prudenza. Quando siamo sulle due ruote dobbiamo evitare di correre rischi inutili, potremmo essere pericolosi non solo per noi stessi ma anche per gli altri.
Detto questo però, la discesa rappresenta una sorta di “ricompensa divina” per le fatiche sofferte durante la salita che inevitabilmente l’ha preceduta e quindi è un sacrosanto diritto godere della forza di gravità, finalmente favorevole, e divertirsi.
Per quanto possa essere spassoso fare una discesa con i freni tirati e fischiettando, il vero divertimento in questo caso vuol dire anche velocità, adrenalina, rischio calcolato.
Perché il rischio sia davvero calcolato è necessario avere in mente alcuni concetti prima di mollare troppo la leva del freno, ed anche se andare in discesa si impara solo con la pratica e l’esperienza, provo a dare alcuni consigli pratici:
1 - Mantieni una posizione ribassata
Mantenere una posizione aerodinamica in discesa è importante per due motivi: il più evidente è quello di ridurre la resistenza dell’aria e quindi aumentare la velocità’, il secondo motivo, non meno importante, è quello di creare una maggior “compattezza” tra ciclista e bicicletta aumentando la trazione e il controllo del mezzo.
2 – Guarda avanti lontano.
Quando si scende ad elevate velocità, è importante avere una visuale piuttosto ampia della strada di fronte a noi. Non concentrare quindi la tua attenzione sulla ruota del compagno di fronte o sull’inizio di una curva, ma “butta lo sguardo” oltre la curva per preparare i tuoi muscoli a reagire di conseguenza. La visione periferica ti aiuterà ad accorgerti di eventuali ostacoli (buche, ghiaia, ecc.) che sopraggiungono.
3 – Piega la bici e NON il corpo.
La tenuta di strada delle gomme funziona al meglio quando il peso del corpo agisce in modo verticale sul punto di contatto tra gomma e strada. Quindi quando si affronta una curva in discesa, è importante piegare la bici ma mantenere il baricentro del corpo più spostato verso l’asse delle ruote. Questo è il contrario di ciò che fa Valentino Rossi con la sua moto, la differenza è che il peso della moto è molto superiore al peso del pilota, mentre nel caso bici – ciclista è esattamente l’opposto.
4 – Fai le curve con la gamba all’esterno
Anche se può sembrare in contraddizione con quanto detto al punto 3, durante una curva, piegare la gamba in direzione della curva stessa, verso l’esterno, aumenta la facilità di manovrare la bici e permette di compiere una traiettoria più stretta e quindi di guadagnare metri.
A volte però mi viene ancora spontaneo piegare la gamba all’interno, verso il telaio. A voi capita?
5 – Ammortizza gli urti
La rigidità della bici da corsa, ad alte velocità, può essere pericolosa. Per assorbire almeno in parte le sconnessioni dell’asfalto, quando è necesario, mantieni il sedere leggermente sollevato dalla sella.
Eviterei però alcune pericolose posizioni fuori sella, per esempio sopra alla ruota posteriore, che a volte vedo non solo nei professionisti (almeno loro sono pagati) ma anche nei ciclisti della domenica. Cose da brividi…
6 – Mantieni il motore caldo
In discesa si corre il rischio di raffreddare troppo i muscoli e far scendere troppo le pulsazioni, per questo motivo è importante continuare a pedalare con sforzo graduale, assecondando le pendenze e la velocità. Usare spesso il cambio dopo il tornante, oltre ad essere divertente, permette di ripartire con un rapporto non troppo duro.
7 – Usa entrambi i freni
Devo usare di più il freno davanti o il freno dietro? Sono sicuro che anche qui ci saranno molte scuole di pensiero diverse. Il mio avviso è quello di utilizzare entrambi i freni contemporaneamente perché questo permette di distribuire uniformemente la pressione sulle due ruote e quindi avere un azione di frenata più fluida, senza rischio di “inchiodare”.
Poi naturalmente con l’esperienza ognuno crea il giusto feeling con la propria specialissima.
8 – Creare una traiettoria immaginaria
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, soprattutto se la strada non è chiusa al traffico. Comunque una buona tecnica è proprio quella di creare una linea immaginaria con la migliore traiettoria da seguire.
E proprio sulla capacità di scegliere e seguire la traiettoria migliore si vede la differenza tra un discesista alla Savoldelli e un corridore colombiano…
Se poi volete proprio divertirvi alla grande potete sempre fare come Lance in questo video.
E voi cosa ne pensate? Quale suggerimento potete aggiungere?
Aspetto come sempre i vostri graditissimi commenti!
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